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Venezuela: nel 2017 esplosione di bambini malnutriti e morti per fame. Le mamme fanno la corsa alle cliniche di sterilizzazione, gli ospedali non hanno latte e medicinali, i supermercati sono vuoti. Sottoterra, enormi riserve di petrolio.

La fame colpisce i bambini del Venezuela

dal blog della Prof. Maria Rita D’Orsogna (California State University, Northridge)

Il Venezuela ha le più grandi riserve di petrolio del mondo. Da tre anni la gente soffre per la mancanza di cibo. Adesso arriva la morte per fame. Le prime vittime sono i bambini. Tutte le foto sono del New York Times. Sono immagini forti che non pubblichiamo e di cui consigliamo la vista solo ad un pubblico adulto (per visualizzarle visitate l’articolo originale della Professoressa D’Orsogna: Clicca qui).

Quello che scrivo è per maggior parte tratto da un bellissimo articolo del New York Times, che ha seguito, per cinque mesi, le vicende di malnutrizione in 21 ospedali del Venezuela.

Non ne parla quasi nessuno, un po’ perché è difficile raccontare il Venezuela in questo tempo, e (chissà) un po’ per pigrizia giornalistica.

Il New York Times racconta  la storia di Kenyerber Aquino Merchán, 17 mesi. Morto di fame a San Casimiro, Venezuela. La famiglia era cosi povera che la camera mortuaria è stata allestita da un gruppo di volontari. Non avevano soldi per pagare le pompe funebri.

L’economia è in collasso dal 2014. Proteste e risse, mancanza di cibo, lunghe file ai supermercati, l’esercito a monitorare le panetterie, il contrabbando con Brasile e Colombia sono solo alcuni degli indicatori della profonda crisi del paese.

Ma la morte per fame è stata a lungo un segreto. Il New York Times ha appunto condotto le sue indagini lungo il corso di 5 mesi in varie località del paese.

Le stanze del pronto soccorso sono ormai colme di bambini malnutriti, condizioni mai viste prima. Il presidente della società di pediatria e di cura dei bambini si chiama Huníades Urbina Medina. Dice che gli pare di stare in un campo profughi e che prima della crisi mai si erano viste condizioni simili.

Ovviamente la crisi colpisce non solo i bambini, ma i bambini più poveri prima di tutto.

Le mamme vanno via per giorni senza mangiare. Le cliniche di sterilizzazione operano senza sosta, con donne che cerano di evitare di mettere al mondo bimbi per cui non hanno pane. I ragazzini vanno in giro alla ricerca di avanzi di cibo. A volte arrivano a vere e proprie risse per accaparrarsi uno scarto commestibile. I bidoni dell’immondizia sono spesso circondati di persone affamate, specie quelli vicino ai ristoranti. Manca di tutto, anche il latte in polvere. Anche negli ospedali.

Si muore per fame, si muore per disidratazione. Il dottor Milagros Hernández che opera nella città di Barquisimeto dice che l’aumento di bambini malnutriti è iniziato alla fine del 2016 e che è aumentato vertiginosamente nel 2017.

E mentre altrove si muore per guerre o per terremoti, qui si muore per mancanza di cibo. Il governo non tiene più conto di statistiche sanitarie e spesso i dottori hanno paura di parlare. Essenzialmente c’è un “tutt’apposto” di regime.

Una delle ultime statistiche risale al 2015: il tasso di mortalità infantile per i bambini al di sotto delle 4 settimane è aumentato di 100 volte: da 0.02 percento nel 2012 a circa il 2 percento nel 2015. La mortalità delle mamme è aumentata di 5 volte.

E poi, il silenzio per quasi due anni. Non si sa come però nell’Aprile del 2017 spuntano dal siti ministeriali altri dati. Morti circa 11,500 bambini al di sotto di un anno.

L’aumento è stato del 30 percento in un solo anno. La notizia fece il giro del Venezuela, ma il  governo cercò di rassicurare tutti che c’era stato un hacker. Il ministro della salute venne licenziato. Da allora altro silenzio.  Nei ministeri, negli ospedali. Spesso viene detto loro di non includere la malnutrizione come voce nelle cartelle cliniche.

Ma il New York Times li ha intervistati anonimamente. Alcuni di loro dicono di avere tenuto delle statistiche informali. Si arriva cosi a circa 2800 bambini malnutriti. Di questi 400 sono morti. A volte viene detto ai genitori che non ci sono letti o medicinali adeguati e che è meglio riportare i bambini a casa.

E il presidente Nicolás Maduro? Riconosce che ci sono problemi, ma è troppo orgoglioso per ricevere aiuti internazionali. Dice che la colpa è dei cattivissimi americani che vogliono mettere in ginocchio il Venezuela.

Come già scritto qui, il Venezuela ha le maggiori riserve provate di petrolio al mondo. Ma non sono stati capaci di usare il petrolio per generare una economia stabile e indipendente. E cosi, mentre i prezzi erano elevati, tutto andava bene. Appena i prezzi sono crollati, cosi pure è crollata l’economia del paese.

L’inflazione per il 2018 sarà del 2,3% secondo il fondo monetario interazionale.

Il bimbo di cui sopra, Kenyerber, era nato sano. Ma sua madre venne punta da una zanzara e divenne vittima del Zika virus quando il bimbo aveva soli 3 mesi. Le venne detto di non allattare più dai dottori. Siccome non c’è latte in polvere i genitori hanno cercato di improvvisare. Ma l’improvvisazione non ha dato nutrienti a sufficienza a Kenyerber che è stato portato in ospedale.

Come lui altri bimbi, nati sani, ma le cui madri non potevano più allattare al seno, per malattie, o perché, affamate anche loro, non ne avevano più di latte.  A volte viene chiesto a vicini di casa di allattare i propri figli. Se ne hanno di latte in più.

Una farmacia su 64 vende latte in polvere. E non solo occorre cercarlo dappertutto questo latte. I costi sono proibitivi. Un mese di latte in polvere costa il doppio del salario di un contadino.

Neanche gli ospedali ne hanno. Il 96% degli ospedali ha quantità inferiori a quanto serve loro. Il 63% non ha niente.

Agli ospedali c’è la fila di bambini malnutriti che spesso muoiono per malattie collegate alla mancanza di cibo: crisi respiratorie, crisi cardiaca. Le mamme non si danno pace. I dottori nemmeno.

Gli ospedali non hanno neanche garze, siringhe, pannolini, guanti, sapone. E’ tutto improvvisato ed a volte viene detto agli stessi genitori di cercare di recuperare quel che possono sul mercato nero. A volte non ci sono neanche i letti e cosi i bambini vengono messi due per letto.

E non ci sono solo i neonati, ma anche i bambini più grandi. Famiglie intere che sperano di trovare qualcosa da mangiare dalla Caritas. Mamme che pensano al suicidio perché non sanno cosa fare per dar mangiare ai figli. Ragazzini che svengono in classe per la fame.  Ragazzi che vagano per immondezzai alla ricerca di qualcosa da mangiare. Spesso i genitori hanno anche un lavoro, ma l’inflazione è cosi forte che essenzialmente ha distrutto salari e risparmi.

La gente che soffre per fame a causa della crisi del paese, secondo le statistiche delle Nazioni Unite e’ circa 1.3 milioni di persone. Nove famiglie su dieci in Venezuela hanno problemi a trovare cibo.
La Caritas dice che il 54% dei bambini nelle zone in cui opera soffre la fame.

Fra quelli che bazzicano attorno ai bidoni della spazzatura persone che prima della crisi del 2014 non ne avevano bisogno. La citta di Puerto Cabello era un porto florido. Adesso è vuoto e la gente è immersa fino alle ginocchia nella discarica comunale alla ricerca di cibo.

Si vedono sempre più bambini a chiedere l’elemosina, a lavorare in cambio di cibo. A volte i ragazzini scappano di casa alla ricerca di cibo, e diventano parte di gang del cibo. Ci si divide le aree dove chiedere l’elemosina o i ristoranti dove aspettare gli avanzi, e il controllo di territorio spesso si accoppia alla violenza e alle coltellate o agli attacchi a colpo di machete.

Sono bambini di 10 anni. Dicono che almeno cosi mangiano.

Prima della crisi i ragazzini in strada erano per la maggior parte provenienti da famiglie in crisi, o da situazioni difficili. Adesso è per fame.

Intanto molte donne chiedono di essere sterilizzate. A volte sono programmi governativi offerti gratuitamente negli ospedali.  In genere sono donne che hanno gia’ figli e che non ne vogliono piu’ proprio per la mancanza di generi di prima necessita’.

In generale si preferirebbe l’uso di pillole anti-concezionali e di profilattici. Spesso pero’ c’e’ carenza, e si preferisce la sterilizzazione ad una gravidanza non voluta.

Ma perché Maduro rifiuta gli aiuti internazionali?

Perché accettarli significherebbe accettare che c’è una crisi e che le sue politiche, e quelle del suo predecessore Hugo Chavez, non sono state poi cosi utili alla popolazione del Venezuela. Che non hanno saputo gestire i petroldollari dei tempi delle vacche grasse. Che il petrolio non è servito a fare crescere l’economia del paese. Che hanno fallito.

I genitori di Kenyerber Aquino Merchán soffrono ancora la fame.
Temono che presto morirà un altro dei loro figli.

 

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