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VALLE DEL SACCO, DOVE SI PRENDE IL CANCRO SOLO TOCCANDO TERRA

Un servizio di Nadia Toffa de Le Iene ha portato alla ribalta nazionale il caso della Valle del Sacco.

La zona prende il nome dal fiume che scorre attraverso le province di Roma e Frosinone ed è rinomatamente nota – almeno ai locali – per essere stata contaminata da un’attività industriale che ha consentito la creazione di vere e propre discariche di veleni ed inquinanti. Un problema antico, nato negli anni della grande industrializzazione, ma al quale ancora oggi non sarebbero state prese contromisure efficaci. Nella Valle del Sacco – insomma – i risultati delle analisi documentate dalla Toffa hanno mostrato livelli anomali, per eccesso, di beta-esaclorocicloesano: un veleno che il fiume e i rifiuti sotterrati avebbero canalizzato in tutta l’area interessata.

E nella Valle del Sacco – in effetti – ci sarebbe una concentrazione di tumori, quindi di malattie e scomparse, ben superiore alla media nazionale: “Purtroppo vivendo in questa zona, qualsiasi cosa ti viene pensi subito al tumore – dice uno degli intervistati- Io ho il terrore che mio figlio di sei anni venga a dirmi “‘mamma mi fa male qualcosa’”. E ancora – dice un altro – “L’altra sera ho contato 21 persone malate di tumore in una strada. C’è un caso di una famiglia molto strano: quattro persone con un tumore alla testa”. Le testimonianze fanno oggettivamente rabbrividire.

Durante gli anni Novanta, il tribunale di Velletri ha accertato – per mezzo di un processo – che l’inquinamento “ha avuto luogo attraverso fusti e scarti di lavorazione industriale interrati all’interno dello stabilimento BPD in due siti: Arpa 1 e Arpa 2”, si legge su La Stampa. La zona – insomma – sarebbe ormai la vittima cronica di un avvelenamento. Il materiale tossico sarebbe stato sotterrato dapprima rispettando le normative vigenti, poi, dopo l’aggiornamento e la regolarizzazione giuridica del caso, alcuni avrebbero continuato ad insabbiare fusti tossici. Il sito Arpa 2, dice uno degli intervistati dalla Toffa, deve ancora essere bonificato.

Il tutto sarebbe stato in qualche modo sottovalutato dalle istituzioni. Ulteriori elementi sconvolgenti del servizio de Le Iene emergono anche dalle analisi fatte su un campione di mozzarelle acquistato nella zona: i risultati delle analisi mostrati su Italia 1 non avrebbero certificato la presenza della sostanza cancerogena in questione, il beta-esaclorocicloesano, che secondo uno studio risulterebbe tra le più aggressive in circolazione e tra le più difficili da debellare mediante la chemioterapia. L’esperimento però, sottolinea la Toffa, “andrebbe ripetuto”, perché basato su un campione probabilmente troppo piccolo per essere considerato una prova.

Nadia Toffa ha drammaticamente documentato, poi, l’esistenza della presenza di casi tumori al cervello anche nei bambini, malattie forse conseguenziali anche ad un incidente con fuoriuscita di particolato carbonioso, ovvero carbon-black, avvenuto ad Anagni nel 2009: “La notte, soprattutto, si vedevano delle fumate nere e la mattina si trovavano macchie piene di cenere, – dice Riccardo, un padre cui è morta la propria figlia – “Chiara ha lottato tantissimo, sapeva della sua malattia”.

La ragazzina in questione è morta per un melanoma primitivo delle leptomeningi a quindici anni. I terreni della Valle del Sacco, poi, sono interdetti alla coltivazione e al pascolo, ma continuano ad essere utilizzati dai contandini. Come? Anche mediante la rimozione dei cartelli che prescrivono i divieti citati. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, recatasi nella zona per le scorse amministrative, aveva dichiarato:”A noi non risulta niente per poter dire che c’è una crisi ambientale sulla Valle del Sacco. È veramente importante per il territorio la realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”. Frasi che il servizio de Le Iene smentirebbero completamente.

Fonte: qui

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