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Meltdown e Spectre: ecco i benchmark dopo la patch su Windows 10 su CPU Intel

La vicenda scoppiata sulla vulnerabilità dei processori Intel avvenuta pochi giorni fa ha di certo creato molta confusione e soprattutto preoccupazione da parte degli utenti come anche delle aziende. Meltdown e Spectre, i possibili attacchi venuti alla luce in questo ultimo periodo, possono essere più “nocivi” che mai al 90% dei PC con processori Intel prodotti da dieci anni a questa parte. In questo caso abbiamo visto come i chip della casa di Santa Clara abbiano un difetto di progettazione tale da poter essere “bucati” da esperti hacker pronti a rubare dati sensibili degli utenti.

Le notizie degli ultimi giorni hanno fatto vedere come Intel, ma anche tutti i produttori di PC, siano a lavoro per apportare aggiornamenti ai vari sistemi atti a pregiudicare possibili attacchi di sicurezza. Tutto questo però potrebbe avere dei ritorni per gli utenti non proprio positivi visto che le prestazioni dei sistemi con CPU Intel potrebbero risentirne addirittura con diminuzione delle velocità tra il 5% e il 30%. Ecco che ci si chiede se effettivamente il rilascio e l’installazione di tali aggiornamenti possa in qualche modo portare ad un rallentamento dei sistemi o se invece tale situazione potrebbe risultare solo sulla teoria e non sulla pratica.

Techspot ha voluto sondare la situazione e realizzare alcuni benchmark su di una macchina desktop dopo l’installazione delle patch sopraggiunte. Parliamo innanzitutto di test effettuati su di una CPU Intel Core i7-870K di ultima generazione e si scopre come le prestazioni variano in base al carico di lavoro. Ecco che ad esempio per il benchmark sull’SSD si sono osservate delle differenze praticamente inesistenti sia per le letture che per le scritture sequenziali. Diverso invece il risultato per quelle causali 4K dove si osserva una riduzione di circa il 23% nelle letture. Migliorate però di fatto scritture e letture 4K-64.

Per quanto riguarda la situazione sui rendering possiamo osservare tramite le immagini dei grafici come la situazione non cambi poi molto e i risultati evidenzino valori praticamente identici con variazioni massimo del 2% con software come Cinebench R15 ma anche Corona 1.3 e Blender su Ryzen.

Stesso discorso vale anche sulla produttivitàe dunque con utilizzo intenso di Excel o software di compressione/decompressione dove la macchina reagisce allo stesso identico modo di prima degli aggiornamenti.

Quello che il portale online evidenzia sono i cali di prestazioni che, a detta di Microsoft, potrebbero arrivare su macchine datate ossia con processori di quarta generazione come gli Intel Haswell. In questo caso i rallentamenti potrebbero evidenziarsi di più con la presenza di Windows 7 o Windows 8, vecchie versioni che hanno un grande impatto proprio sulle prestazioni delle CPU.

Proprio Microsoft per voce di Terry Myerson, dirigente Windows and Devices Group, ha voluto fare il punto sulla questione aggiornamenti ma anche proprio sulle prestazioni dei PC dopo l’avvento delle patch messe in atto negli ultimi giorni. Il dirigente afferma come: “Attualmente stiamo supportando 45 edizioni di Windows. Le patch per 41 di queste sono disponibili da subito in Windows Update. Le rimanenti edizioni saranno aggiornate presto. Una delle domande che riguardano i fix è sull’impatto che potrebbero avere nelle prestazioni di PC e server. È importante notare che molti dei benchmark pubblicati finora non includono aggiornamenti sia del sistema operativo che del silicio. 

Stiamo svolgendo i nostri benchmark e li pubblicheremo quando saranno completi, ma voglio sottolineare che stiamo lavorando costantemente per perfezionare ulteriormente il nostro lavoro per ottimizzare le prestazioni. In generale, la nostra esperienza è che i correttivi per le varianti 1 (Spectre) e 3 (Meltdown) hanno un impatto minimo sulle prestazioni, mentre la correzione per la variante 2 (Spectre), con i correttivi per sistema operativo e microcodice, ha un impatto sulle prestazioni“.

Importante l’affermazione del dirigente Microsoft per quanto concerne Windows Server dove Myerson spiega come per “carichi che svolgono operazioni numerose di I/O l’impatto è decisamente rilevante abilitando mitigazioni per isolare il codice non attendibili all’interno di un’istanza Windows Server”. Per questo Myerson chiede di prestare molta attenzione “nel valutare il rischio di codice non attendibile per ogni istanza di Windows Server e bilanciare la sicurezza rispetto al compromesso in termini di prestazioni in base al proprio ambiente”.

Anche Intel ha voluto dire la sua e tramite un comunicato ufficiale ha dichiarato come i propri test interni abbiano rilevato un impatto prestazionale irrilevante per l’utente medio su PC tradizionali. Su situazioni industriali con piattaforme Core di ottava generazione ed SSD invece il calo è dell’ordine del 6% o al massimo del 14%.

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