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Il pirata “Bracalone” e il tesoro di Barba Nera

Il disegno del piccolo Eddy

di Max Eddario*

 

C’era una volta una ciurma di pirati, famosa per il suo coraggio e la sua intraprendenza in tutti e 7 i mari. Il suo capitano era il temibile Maximiliano Bracalone (madre spagnola e papà napoletano) che, dopo un trascorso di ufficiale nella marina, si era convertito alla pirateria.

Il più grande sogno del capitano Bracalone era raggiungere con la sua nave l’Antartide alla ricerca di un misterioso tesoro nascosto su quella terra gelida dal Re dei pirati, il grande Barba Nera, alcuni secoli prima.

Raccolte le necessarie provviste e gli uomini più forti, Bracalone riuscì ad armare la sua nave in modo tale da poter affrontare l’incredibile avventura. I suoi uomini erano robusti e preparati alle temperature più fredde. Partendo dal Sud America avrebbero impiegato più di un mese: il periodo prescelto per la partenza fu metà ottobre, in modo da arrivare al Polo Sud durante l’estate australe, che inizia a novembre e finisce a marzo.

Il viaggio regalò alla vista dell’equipaggio scorci di pianeta mai visitati prima: la bellezza dell’oceano durante la traversata lasciava senza parole e non mancarono tempeste che i validi e forti marinai riuscirono a superare brillantemente.

Quello che però non avevano previsto fu l’incontro con un gigantesco mammifero: una balena azzurra. Durante l’estate australe i ghiacci si sciolgono e non è difficile incontrare degli iceberg che galleggiano sul mare. E fu proprio mentre il capitano ed il timoniere cercavano di destreggiarsi tra gli isolotti di ghiaccio che apparve loro il grande cetaceo. Bracalone era preparato ad incontrare grossi mammiferi ma non si sarebbe aspettato di incontrare una balena lunga più di 30 metri e con una stazza vicina alle 200 tonnellate: un vero e proprio mostro marino. Normalmente una balena si allontana da una nave e non è mai aggressiva, ma questa grossa balena azzurra invece sembrava aver puntato l’imbarcazione della ciurma di pirati. Bracalone si accorge della traiettoria della balena e inizia una virata per evitare lo scontro che avrebbe potuto affondare il veliero. “Avanti tutta” – ordina ai suoi marinai e con una manovra degna del miglior capitano riesce ad evitare l’impatto e a mettere a sicuro il suo equipaggi infilandosi tra due iceberg. Il capitano a questo punto prende il cannocchiale per verificare lo scampato pericolo ed è qui che scopre il motivo dell’inspiegabile aggressività della balena: tre dei suoi dieci piccoli erano rimasti incastrati sotto una lastra di ghiaccio e non riuscivano più a trovare la via d’uscita.

La balena, impotente per la sua grossa stazza, emetteva dei suoni cupi simili a grida di aiuto, un misto di rabbia e pianto, a cui il capitano Bracalone e la sua ciurma non potevano restare sordi.

Maximiliano non perse tempo: scelse gli uomini più forti, armandoli di martelli e arpioni e con una piccola scialuppa si avviò a salvare i piccoli cetacei in difficoltà. Non fu impresa facile liberarli dalla spessa lastra di ghiaccio ma, dopo molte ore di lavoro, le piccole balene erano finalmente libere di riavvicinarsi alla loro mamma e ai loro fratellini. Grande la soddisfazione di Bracalone e dei suoi compagni di ventura a cui pero il karma aveva riservato ancora una sorpresa. Poco distante, incastrati nello stesso ghiaccio che intrappolava le balenotte, intravide un timone e quello che poteva apparire come un gancio d’acciaio, quasi a simboleggiare un punto di riferimento. Gli uomini però erano troppo stanchi e, dopo aver compiuto la buona azione, decisero di tornare il giorno dopo con la nave madre e la forza di tutto l’equipaggio. La notte passò veloce e l’ansia di verificare quel simbolo, che avrebbe potuto essere un segnale di Barba Nera, non fece chiudere gli occhi al capitano Bracalone che, alle prime luci dell’alba, si presentò sulla prua della nave ad attendere la ciurma. I lavori iniziarono subito dopo un’abbondante colazione: i lupi di mare lavorarono duramente e quando finalmente raggiunsero il timone intrappolato nel ghiaccio si accorsero che, all’estremità non visibile dall’alto, era collegata una lunga catena. Cosa celerà all’altro capo? La risposta arrivò poco tempo dopo quando, dopo aver sbloccato il timone, gli uomini con un grosso cavo d’acciaio iniziarono tutti insieme a tirare su il misterioso ritrovamento. Dopo tanta fatica stavano finalmente per conoscere il segreto di Barba Nera? Inizialmente ci fu una grande delusione quando, all’avvicinarsi della catena, gli uomini di Bracalone scorsero un baule troppo piccolo per celare un grande tesoro. Ed invece, arrivati sulla nave, la grande scoperta: il baule conteneva diversi oggetti in oro di grande valore ma soprattutto 10 mappe che tracciavano le rotte per altrettanti tesori nascosti da Barba Nera e dai suoi implacabili pirati. Bracalone coronò il suo sogno ed immediatamente si fece spazio nella sua mente il desiderio di recuperare tutti e 10 quei tesori… ma questa è un’altra storia.

 

*genitore alle prime armi che si diletta nell’inventare storie della buona notte per consentire ai suoi bambini un dolce riposo.

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