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GLI IMPRESENTABILI DEL PD, CON UNA CORRETTA INFORMAZIONE SI SCIOLGONO COME NEVE AL SOLE

di Alessandro Di Battista – Movimento 5 Stelle

Luciano D’Alfonso, governatore della Regione Abruzzo, indagato a Pescara e a L’Aquila, per una inchiesta su appalti regionali e sul recupero del complesso che ha ospitato il mercato ortofrutticolo pescarese.

Vito Vattuone che ha dal 29 gennaio scorso una richiesta di rinvio a giudizio, capolista del Pd nel collegio plurinominale per il Senato in Liguria, uno dei tanti politici candidati e coinvolti nelle vicende sui rimborsi regionali.

Come lui nel Lazio, ci sono Claudio Mancini (proporzionale Camera Latina), Carlo Lucherini (uninominale Senato Guidonia), Bruno Astorre , (proporzionale Senato), Claudio Moscardelli, tutti coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi e le spese di rappresentanza del gruppo alla Pisana fra il 2010 e il 2012, rinviati a giudizio lo scorso settembre.

Ferdinando Aiello, Brunello Censore e Antonio Scalzo in Calabria, rinviati a giudizio nel luglio scorso.

Angelo D’Agostino, imputato in un processo a Roma per una storia di certificati falsi per appalti pubblici emessi da una società specializzata nella certificazione dei requisiti.

Vittorino Facciolla, assessore regionale all’Agricoltura in Molise, indagato nell’ambito di un’indagine sui Peu (Progetti Edilizi Unitari), fondi per la ricostruzione post sisma in Molise. Lui ha parlato di atto dovuto.

In Campania poi c’è De Luca junior, candidato ovviamente a Salerno, nel “feudo” del padre. È imputato di bancarotta fraudolenta per il crac della società immobiliare “Ifil”.

Il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, accusato di tentata concussione, è stato sentito dai pm nel dicembre scorso. Secondo l’accusa avrebbe fatto pressioni per la rimozione o il trasferimento di alcuni funzionari “non graditi” alla moglie, dirigente amministrativo nello stesso ospedale.

Franco Alfieri, il “signore delle fritture” elogiato dal governatore campano perché sa fare le clientele come Cristo comanda”, già condannato in appello a restituire 40.000 euro al Comune di Agropoli e imputato per omissione in atti d’ufficio e sottrazione di beni alla loro destinazione: avrebbe lasciato dei beni sequestrati alla Camorra, e destinati al Comune di Agropoli, nella disponibilità dei vecchi proprietari. Per i pm non per dimenticanza, ma per ingraziarsi il “clan degli zingari”.

Luca Lotti, indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio nel caso Consip.

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