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Capri. Vuoto di memoria – Storytelling: mostra di Umberto Natalizio e Selene D’Alessio

Sulla scia del successo di “Katabasis-passaggi e paesaggi” di Selene D’Alessio e “I personaggi delle città polimorfiche” di Umberto Natalizio, i due artisti capresi rinnovano il doppio appuntamento artistico di fine anno presso la Galleria Club Epochè di Capri con due personali, al tempo stesso indipendenti ma concettualmente complementari. L’artista Nat’s questa volta si pone l’obiettivo di indagare ciò che di più misterioso si insinua nel cervello umano, ovvero la memoria, in particolare quello che comunemente viene chiamato: “vuoto di memoria”. 


Questo senso del vuoto che balena d’improvviso nei nostri sensi, porta l’autore a ricercarne le forme nelle più disparate esperienze quotidiane: come quella del semplice saluto o quella dell’incontro-scontro in una coppia, fino a quella del vivere politico, oppure ancora il vuoto sentito rispetto all’impotenza davanti ad eventi o catastrofi ambientali, come quella nucleare. Il lavoro di Nat’s è eseguito con una tecnica mista di serigrafia e acrilico. Forte è la presenza nelle opere dello sfumato quasi a riprendere il senso di sfocatezza che fa parte proprio del ricordo e della visione offuscata, associata ai nostri sensi. Proprio questa mancanza di messa a fuoco, di centralizzare e focalizzare l’obiettivo, può condurre l’individuo a seguire le soluzioni più disparate, non sempre aporetiche. 


Anzi ciò che vuole sottolineare l’artista, con questo ciclo di lavori, è che proprio da questa condizione di “vuoto di memoria”, di assenza, che spesso si può giungere a condizioni prima inimmaginabili che sono in grado di farci trovare un nuovo senso alle cose. I colori scelti per questo ciclo di opere sono non a caso quelli primari del rosso e del nero, arricchiti dalle loro sfumature del viola e del grigio, attraverso di essi l’autore vuole rendere più efficacemente il senso di spaesatezza che si coglie nel vuoto che attraversa i sensi umani e in alcuni casi cerca di ripercorrere anche le forme di questi stati, simili a delle nebuolse, come le nostre connessioni neuronali.

Selene D’Alessio invece, dopo una parentesi dedicata alle opere in mixed media, torna alla fotografia pura con 12 scatti organizzati in una mostra interattiva intitolata Storytelling. Le foto ritraggono persone e sono state scattate tra New York, Venezia, Napoli e Capri, i luoghi più amati dall’autrice. Sebbene diverse per soggetti ed atmosfere – tra il provocatorio, il nostalgico, l’ironico e l’onirico – le immagini creano un itinerario coerente che, nelle parole dell’autrice, vorrebbe “essere un ponte con i visitatori, che, a loro volta, possono diventare creatori di narrative ispirate alle immagini”. Il titolo stesso, Storytelling, anticipa l’anima della mostra. La parola anglosassone, oggi tanto trendy anche in politica, è sinonimo di “raccontare storie”, ma implica una partecipazione attiva del fruitore, che così diventa partecipe/co-autore della narrazione. Il percorso di visita della mostra si articola attraverso un ingresso tra le opere di Nat’s per poi giungere alla sala della D’Alessio, dove i visitatori sono incoraggiati a lasciare nota della propria narrazione ispirata alle opere. Il progetto Storytelling proseguirà con altre mostre ed iniziative online. Se lo spirito dell’iniziativa sarà colto fedelmente al suo intento, si potrebbero generare narrative sorprendenti. Un appuntamento da non perdere.

 

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